Nell'aria fredda e profumata del primo vero giorno di sole dopo la brutta stagione; la prima
corsa nel vento, i riflessi un po' arruginiti, tu e la tua Harley sentite la volgia di
galoppare per scrollarvi di dosso l'Inverno, provando le ultime modifiche che ti sono
costate tante notti insonni. Nel corso degli anni quante ne avete passate insieme ...
L'arte piu' importante, quella che devi imparare ma nessuno t'insegna, nasce dentro di te
da un insieme d'esperienze e riflessioni, d'intuizioni ed i rari suggerimenti da cogliere al
momento piu' opportuno, mentre il tempo e la vita corrono troppo in fretta.
E' un'arte sottile, un insieme misterioso d'intelligenza e faccia tosta, entusiasmo e
freddezza , orgoglio e rispetto, forza e tenerezza. Si, l'hai capito, e' l'arte di stare in
moto. Al di la' di ogni esteriorita', di tutte le convenzioni della societa' e della cultura
in cui ti capita di vivere, conta la tua attitudine a superare i problemi, uscire dalle
situazioni piu' difficili, affrontando i dubbi e le incertezze; credendo sempre in te stesso,
mai prendendoti troppo sul serio. Ci si trasforma, si cambia pelle qualche volta, ma il cuore
resta lo stesso. In tutto cio' i bikers non sono diversi da qualunque mortale, carne ed ossa
sono le stesse anche se con un po' di barba e capelli in piu', qualche scottatura di marmitta,
tatuaggi e qualche osso rotto; magari arretrati di sonno e mal di schiena sempre in agguato.
Cio' che trovo affascinante nei bikers, diversissimi tra loro per razza e lingua, eta',
idee ed esperienze, e' che ognuno di loro ha sviluppato la propria arte di stare al mondo
sulla strada, imparando a conoscere se stessi e gli altri nei frangenti piu' difficili,
superando corsi accelerati di meccanica, psicologia e sopravvivenza.
Dietro alla scorza dura, alla faccia segnata dal sole e dal vento, da qualche sereata un po'
azzardata, si nascondono persone vere, forti e fragili, vive, interessanti per le loro mille
esperienze. I bikers sanno cogliere il meglio della vita, senza lasciarsi troppo prendere
in giro da cio' che "gli altri" dicono e fanno sono cosi' semplicemente perche' hanno
frequentato la scuola della strada. Pagano le conseguenze delle proprie scelte, a volte costa
caro. Sono usciti da mille curve pericolose, da nubifragi e posti di blocco, col sorriso
sulle labbra. Hanno imparato ad adattarsi in mille situazioni, a cogliere il buono che c'e'
in chi incontrano sul loro cammino. Senza rinunciare ai propri sogni, riescono a sopravvivere
a testa alta nonostante la societa' voglia omologare tutto e tutti cancellando ogni vera
diversita'; ed a proposito di omologazione, nonostante leggi sempre piu' severe le loro
Harley restano uniche, magari "leggermente" illegali ma rispecchiano la personalita'
ed i trip di ognuno di loro.
Non so' per Rino quando sia cominciata l'avventura, quali motivazioni piu' o meno profonde
l'abbiano spinto a fare una malattia del proprio debole per la moto, finendo per inguaiarsi
al punto di prendere un bel po' d'anni fa', quando non andavano per niente di moda, uno dei
primi 883 arrivati in Italia. Chiacchierando senza fretta racconta dell'entusiasmo dei primi
tempi, dell'incredulita' di aver realizzato un sogno impossibile. Finalmente una Harley
sotto il culo, un cuore antico e poderoso che pulsa e mette i brividi, coppia senza fine
che strappa un sorriso ogni volta che si apre la manetta, sensazioni forti e intense anche
senza raggiungere velocita' folli. Il mito, l'orgoglio, la furia di vivere sino in fondo
la propria passione.
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Tutte storie che ogni harleysta conosce bene: a chi non e' mai capitato di tornare a
casa dopo un giro, restando per un'eternita' a fissare i cilindroni che si raffreddano
ticchettando, ipnotizzato dalla bellezza di un motore senza tempo che sembra vivo?
Rino e' mai stato il tipo che s'accanisce a cromare tutto, oppure che si accontenta
di smanettare sul lungomare della Liguria, sotto il sole caldo da una spiaggia ad un
bar, e alla luce tremolante dei neon che punteggiano la notte coi loro richiami.
Piuttosto raduni, viaggi, vacanze sempre in sella; col tempo ha formato il primo
Sporster, girandoci in lungo e in largo con la propria compagna e qualche amico,
scoprendo sempre piu' che proprio questa e' la sua vita. Ha condiviso la passione
per l'Harley con Alfredo di sempre, con cui ha tentato l'avventura di dare vita a
Savona ad uno dei primissimi concessionari Numero Uno nel nostro paese, prima che un
business un'ottima scusa per dedicarsi a tempo pieno a queste moto, e nonostante il
grande successo del nogozio di via XX Settembre l'aspetto affaristico della faccenda
non ha mai preso il sopravvento sul loro genuino entusiasmo.
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Infatti hanno dato vita a runs divertentissimi come il Naso di Gatto. Un'Estate, per
puro caso, ha incrociato alcuni bikers norvegesi in cerca di sole e divertimento
sulla costa Ligure. E' nata cosi', forse era destino, un'amicizia profonda che dura
negli anni, rinsaldata da vari viaggi come quello per il Super Rally in Norvegia.
Esperienze indimenticabili, mille anedotti da ricordare e piano piano la sua visione
della moto e' divenuta ancor piu' radicale per colpa di questi scandinavi, nemici
giurati di ammortizzatori ed avviamento elettrico che viaggiano per l'Europa in sella
a spietati Hardtails con vecchi Pan e Shovelhead di grossa cilindrata. La passione
per i chopper vichinghi ha spinto Rino a costruirsi un rigido con la meccanica del
suo fido Softail, grazie all'esperienza accumulata in tanti chilometri sulla strada
ed ai consigli di questi poeti della meccanica, che non hanno paura di rifare la
propria antica moto sul ciglio della strada, questo piu' perfetto, lungo, stabile e
ben rifinito ma piu' semplice possibile.
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I segreti di forcelle smisurate e geometrie di sterzo all'apparenza allucinanti non
hanno piu' avuto segreti per Rino e Roberto, il suo meccanico con cui ha passato domeniche
e nottate a finire rimontaggio e messa a punto in tempo per qualche raduno importante o una
sudatissima vacanza. Un chopper nato dall'amicizia, dall'entusiasmo e dalla voglia di dar
vita ad un sogno di sempre, che gli ha dato soddisfazioni indescrivibili. Per sopravvivere
e' indispensabile sapersi adattare al mondo che cambia, restando fedeli a se stessi nelle
alterne fortune che il destino riserva ad ognuno di noi. Per l'Harley il discorso e' il
medesimo, nessuna moto riflette meglio esigenze e mentalita' del proprio rider quanto un
custom che negli anni assume forme e contenuti sempre nuovi. Rino ha dovuto fare i conti
con un traffico sempre piu' intenso, meglio contare su di una ciclistica piu' compatta e
maneggevole a prova di statale della Riviera, con curve strette e fondo sconnesso; ogni
giorno e' piu' difficile girare con una moto tanto lunga e palesemente modificata, quando
le fastidiose attenzioni delle "forze dell'ordine" si concentrano minacciose su tutte le
due ruote all'apparenza "strane". Non e' una vergogna desiderare una moto piu' comoda
anche per girare quotidianamente, su strade piene di tombini e buche, tornanti ed ingorghi:
insomma un habitat veramente ostile per un chopper svedese lungo tre metri con una gomma
da macchina! Seppur a malincuore, finalmente s'e' rassegnato ed ha capito di dover
rimettersi al lavoro prima dell'arrivo della bella stagione. Non ha mai pensato di fare
come tutti i motociclisti qualunque, quelli che si disfano della propria moto non appena
le case sfornano un modello nuovo che fila un po' piu' veloce ed ha un paio di gadgets
in piu'. Con l'idea di trasformare ancora una volta la sua moto, per l'occasione in una
specie di Hydra Glide, ha smontato malinconicamente il chopper e s'e' rimesso al lavoro.
La base e' sempre il motore 1340cc Evolution, mai aperto una volta dal 1989 nonostante
tanti chilometri, reso appena piu' brillante da un carburatore S&S, uno scarico due in uno
da ancora piu' coppia, oltre ad un suono cupo e piacevole.
Indispensabile per una moto
old style l'avviamento a pedale, un kit Muller robusto ed affidabile che insieme rende
l'avvenimento pronte in ogni situazione, le puntine non saranno il massimo nella "alta
tecnologia", richiedono un po' di manutenzione ma non ti lasciano mai a piedi, con una
lucidatina, una cartina ed un cacciavite sono sempre perfettamente a punto. La meccanica
e' semplicemente tornata nel suo telaio Softail originale, abbassato al massimo e
leggermente modificato, tagliati i supporti del parafango l'aspetto di un autentico
rigido e' garantito, montato direttamente sul forcellone un parafango con cerniera sulle
vecchie Hydra Glide del '49. L'effetto retro' e' perfetto, con l'avantreno da Electra
ed il serbatoio fatbob. Pochi i tocchi moderni, tra cui il disco flottante ISR con pinza
Billet 4 pistoncini che assicurano una frenata molto potente. Le ruote da 16" verniciate
di nero, forcelle corte con soffietti in stile BSA, sella singola e borsone in cuoio
ribadiscono l'aspetto nostalgico di una moto che tradisce l'influenza scandinava nel
minimalismo spinto, nell'assenza di cromature e fronzoli inutili, nelle soluzioni semplici
e robuste. La vernice verdone Volkswagen, come quella dei maggioloni dei primi sixties,
da' un tono serio e vintage a questa splendida Harley sempre a proprio agio, nel traffico
come nei lunghi viaggi o nel Palle Quadre dell'Inverno appena trascorso. Ovvio che Rino
ne vada orgoglioso, con Roberto ha creato una moto che si adatta perfettamente alle proprie
esigenze ed e' ammirata da tutti. Sembrerebbe che il nostro amico fosse finalmente
soddisfatto una volta per tutte, invece ... La curiosita', il gusto di cambiare, la voglia
di sperimentare parti speciali e provare le forti sensazioni che un Harley "high performance"
possono dare, hanno ripreso il sopravvento, Rino, proprio dopo il Palle Quadre, ha iniziato
a giocare con la fantasia immaginandosi un Softail piu' veloce, con motore preparato e
brillante, per poterlo sfruttare a fondo non mancheranno ruote, forcelle e freni sportivi.
Tra qualche tempo lo vedrete in sella ad una specie di dragster basso ed aggressivo,
d'ispirazione racing e moderna, non sara' che l'ennesima mutazione del suo buon vecchio
Softail, pronto ancora a divorare chilometri, magari piu' in fretta. Per sempre insieme.