N°43

Ognuno di noi ha un rapporto un po' morboso, siamo tutti uguali e tutti diversi nello strano amore per la nostra moto. Rino, per esempio, alla sua Bulon ha giurato fedelta', non le fa mancare nulla, la vizia e la coccola me e' estremamente esigente e capriccioso. Cosi' dal 1989 vive la vita e la strada con la stessa Harley, che nel frattempo ha cambiato faccia ed abito un sacco di volte per accontentarlo e non annoiarlo mai. Mai fermarsi, guai ad accontentarsi, non smettete di correre, di sognare. Rino brucia ancora di questa voglia, corre sul filo dell'istinto che - curva dopo curva, stagione dopo stagione - lo spinge a restare in sella, sempre sul ferro che vibra, fa rumore e scalda il cuore. E dopo centomila chilometri e' piu' innamorato che mai della sua Softail, sempre la stessa, solo che la vede con occhi nuovi ed ogni tanto si sorprende ad immaginarla un po' diversa. Oggi la ritroviamo sfavillante e fresca in questo intenso blu Bugatti, una specie di moderno bobber classico, nemmeno troppo nostalgico. Non e' un'esagerazione; al Rino queste motorette americane gli hanno proprio cambiato la vita. Quando compra uno dei primi Sportster Evolution importato dalla Numero Uno, trepidante quanto un bimbo di fronte al primo biciclettino ed emozionato come al primo bacio, nemmeno immagina quanto le cose saranno diverse in sella ad una Harley ... Qualche tempo dopo l'amicizia con Carlo Talamo lo spinge all'avventura con Fred Colombino, aprire a Savona una Numero Uno, un piccolo santuario in Riviera dedicato alle Harley-Davidson, con tanto d'officina. Oggi pare incredibile, ma all'epoca e' proprio una pazzia; la gente si ferma a curiosare, chiede incredula se sono moto d'epoca visto che "tanto non le fanno piu', la fabbrica e' fallita ..." Rino e Fred pero' ci credono, non mollano ed i risultati cominciano ad arrivare. Nel giro di poche stagioni la banda di harleysti cresce a dismisura; il Rino passa alla sua dolce meta' lo Sporty che li ha portati in Norvegia e, nel 1989, finalmente prende un Softail. La moto della sua vita, che lo accompagna ogni giorno al lavoro ed in vacanza, in Costa Azzurra o su e giu' dagli Appennini alle Alpi. Attraverso varie mutazioni e - con l'arrivo della buona stagione - riemerge dall'officina sempre diversa, dopo aver passato l'Inverno sotto i ferri. Nei primi anni '90 il bicilindrico finisce addirittura in un telaio rigido e la carrozzeria assume un color grigio topo, come quei vecchi maggiolini che tanto piacciono al nostro eroe. Lo spirito nordico influenza pesantemente la versione successiva; spuntano eccessive forcelle Tolle con piastre regolabili, uno smilzo serbatoio Sporty sostituisce i fatbob da 20 litri ed un vivacissimo verde metalizzato le da' un aria sixties tutta nuova.

Poi il ritorno agli anni '50 della versione Hydra - tutti li ricorderete insieme sulla copertina del numero 13 di Freeway - e poi ancora l'aria aggressiva della versione nera opaca, d'ispirazione corsaiola. Nell'inverno scorso il Softail finisce in officina, finisce in mille pezzi ... Niente paura, nessun problema: l'affidabilita' dell'ingenua ma poderosa meccanica Harley e' ormai proverbiale, salvo un alternatore bruciato nel lontano '90 ed una frizione consumata. Questa volta a Rino viene la volgia di costruire un Softail maneggevole, compatto ed essenziale, senza scendere a compromessi di comfort e guidabilita'. Tiene quindi il telaio originale, senza abbassarlo troppo, ed impiega un'ottima forcella Ceriani tradizionale. Sui mozzi H-D raggia due larghi cerchi da 16"; la gomma anteriore e' un 130/90 Dunlop, dietro un bel 200/60 Avon che richiede un canale da 5 pollici. Pinze PM a quattro pistoncini, un disco PM da 13" ed il posteriore flottante del Bad Boy assicurano una frenata poderosa. Ad una ciclistica solida corrisponde una carrozzeria sobria, frutto dell'immaginazione di Rino e delle mani d'oro di Trottolino, capomeccanico di Numero Uno Savona, il serbatoio SuperGlide, liscio senza la strumentazione originale, ben s'armonizza al parafango anteriore Softail Custom allargato; il posteriore proviene da uno Sportster ed integra il fanalino cateye ed i supporti che s'imbullonano al telaio. Tutto viene ricoperto da Motocolor - Milano con un ricco blu Bugatti, ravvivato da una banda giallo taxi che fa tanto muscle car anni '70 e sottolinea lo spirito del grosso e generoso bicilindrico. La preparazione e' piuttosto contenuta: bobina e centralina Screamin'Eagle, carburatore S&S Super E, scarichi fatti in casa con terminali Harley. Dopo aver aperto il motore a 95.000 km Rino e' rimasto soddisfatto per la scarsa usura ed ha deciso di richiuderlo con le fasce, i pistoni e tutto il resto originale, cosi' coma aveva lasciato la catena di montaggio nel 1989. Giusto una bella passata di nero raggrinzente - courtesy of Numero Uno Mantova - e l'indispensabile conversione a catena per montare la gommazza da 200. Pochi accessori, tra cui un piatto manubrio butterfly tagliato, sella e comandi avanzati Custom Chrome, faro Springer H-D; qualche nottata in officina con Trottolino e Frank, poi il Rino e' ripartito sulla sua Bulon, solcando il traguardo dei centomila chilometri verso una nuova stagione in sella. E la storia continua ...